venerdì 13 febbraio 2009

presentazione

PRESENTAZIONE

Padre Angelo Pansa, nato a Bergamo nel 1931, dopo le Scuole Elementari entra direttamente, a partire dal 1943, a proseguire tutti gli studi successivi presso i Missionari Saveriani, frequentandovi il Ginnasio, il Liceo e gli studi di Teologia. Ordinato sacerdote nel 1956 viene destinato subito alla Missione del Congo Belga e fa parte del primo gruppo di Saveriani che raggiungono quella Missione. Nell’allora colonia del Congo Belga (successivamente divenuto Repubblica Democratica del Congo e poi Zaire ed oggi di nuovo Repubblica Democratica del Congo) dal 1958 al 1967 Padre Angelo partecipa attivamente al processo di decolonizzazione e indipendenza, sancita con dichiarazione del 30 giugno 1960.

Vede succerdersi diversi governi congolesi: da quello guidato da Lumumba e Kasavubu, a quello di Tshombé, fino all’avvento del governo di Mobutu. Contemporaneamente è testimone dei moti rivoluzionari e dei disordini scoppiati subito dopo il riconoscimento dell’Indipendenza.

Durante il periodo di rivoluzione civile dei “Simba”, a partire dal 1964, ha l’incarico di organizzare e comandare gruppi militari per liberare ostaggi in mano ai ribelli: in maggioranza missionari e missionarie di varie nazioni, ma anche civili. Dopo i sei anni precedenti, di frequentazione delle varie missioni, in mezzo alla popolazione congolese, conosce ora le piste e le zone come le proprie tasche e può fungere così da affidabilissima guida ed interprete. Non manca però di mettere al servizio di queste operazioni anche le sue capacità strategiche e dialettiche in più lingue. Mette più volte a repentaglio la propria vita per svolgere quest’incarico sin dentro ai territori più isolati. Per questo motivo verrà insignito della Medaglia al Valore Civile da parte del Governo Italiano.

Nel novembre del 1966, dopo l’ennesima operazione di salvataggio che minerà profondamente la sua resistenza fisica e il suo stato di salute, Padre Angelo si dedica, come già altri Padri Missionari, a fare da intermediario e da “garante di tregua pacifica” tra la popolazione, i ribelli che si stavano arrendendo ed i mercenari che rischiavano di essere poco indulgenti nel prendere in consegna i prigionieri. Viene però a sapere che i mercenari bianchi, con i quali aveva sino allora collaborato per le azioni di salvataggio, avevano ottenuto dall’Armata Nazionale Congolese un mandato d’arresto per lui, perché con la sua azione di mediazione impediva un andamento più “sbrigativo” delle operazioni militari nella regione.

Fino all’aprile del 1967 viene ancora incaricato dai suoi Superiori della gestione di una Missione nel territorio “caldo” di Uvira, dove spesso si trova a dover difendere la popolazione congolese dai soprusi dei soldati. Infine viene deciso il suo rimpatrio in Italia per un non meglio precisato “periodo di riposo”. In realtà lo scomodo e coraggioso Padre combattente, che tanto era stato utile negli anni del terribile odio congolese per l’uomo bianco, viene ora estromesso improvvisamente dal Congo, per decisione dei suoi stessi Superiori.

Nel 1967, mentre egli è in Italia, avendo i mercenari bianchi ancora presenti in Congo tentato un colpo di stato contro il Governo di Mobutu, viene emessa una taglia sul suo capo da parte dell’Esercito Congolese.

Per tale motivo viene inviato dai Superiori dei Saveriani nella Missione dell’Amazzonia Brasiliana che gravita sulla regione dei grandi affluenti del Rio delle Amazzoni: Tocantins, Xingu, Iriri, Curuà. E qui senz’altro inizia un’altra fase della vita di Padre Angelo.

A partire dalla Missione Amazzonica viene incaricato di seguire da vicino e monitorare la realizzazione dei grandi progetti di sviluppo finanziati per la maggior parte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale: la strada Transamazzonica, la centrale idroelettrica di Tucuruì, gli sfruttamenti minerari del Grande Carajàs, le grandi “fazendas” per allevamenti intensivi di bestiame e monocoltivazioni, le grandi imprese di sfruttamento del legname pregiato. Dopo molti anni di peregrinazioni lungo i fiumi e lungo le prime strade aperte nella foresta, riesce a documentare gli effetti, quasi sempre profondamente negativi, di tali progetti sulle popolazioni locali, sopratutto sugli Indios, e sul prezioso ambiente della foresta originaria.

In possesso di tali documentazioni, nel 1985 riesce a denunciare il misfatto perpetrato da una società mineraria di sfruttamento dell’oro contro gli Indios Curuaya-Xipaia. Per questo motivo viene minacciato e braccato da sicari dell’impresa Brasinor e riesce a sfuggire all’attentato nascondendosi per otto giorni e otto notti nel profondo della foresta. Viene rintracciato e portato in salvo dagli Indios e prosegue la sua azione di denuncia anche a livello internazionale.

Nel 1987 sfugge ad un altro attentato assieme ad un confratello, nella Missione di São Fèlix do Xingu e deve pertanto riparare in Italia, richiamato per sicurezza dai suoi Superiori. In quell’occasione partecipa ad incontri sui diritti degli Indios a Vienna, collabora con la Commissione Pro-Indio di São Paulo all’elaborazione di un Dossier circa gli effetti devastanti delle grandi dighe costruite o progettate in Amazzonia.

Nel 1988, in quanto consulente del Tribunale Permanente dei Diritti dei Popoli (Fondazione Lelio Basso), partecipa come testimone di accusa nella Sessione di Berlino contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Nel 1990 partecipa a Parigi ad un’altra Sessione del Tribunale dei Popoli e testimonia contro il Genocidio delle Popolazioni Indigene in Amazzonia.

Nel 1992, sempre con le credenziali del Tribunale dei Popoli, partecipa alle sessioni preparatorie e poi alla Conferenza Mondiale dell’Ambiente ECO-92 a New York e a Rio de Janeiro. Nello stesso anno partecipa a Venezia alla Sessione sui “Cinquecento Anni della Conquista delle Americhe”, poi trasporta il testo della Sentenza veneziana del Tribunale dei Popoli fino a Santo Domingo, in occasione della Conferenza dell’Episcopato Latino-Americano.

Nel 1994 partecipa a Vienna alla Conferenza Mondiale dei Diritti Umani e a Venezia alla Conferenza Mondiale del Diritto Ambientale.

Nel frattempo continua la sua attività d’indagine nella Missione Amazzonica, spostandosi continuamente dal cuore della foresta alle grandi città del mondo.

Nel 1997 riceve nuove minacce e persecuzioni a mano armata, da parte di trafficanti di droga e di responsabili della prostituzione minorile nello Stato Brasiliano del Parà. Per questo motivo viene nuovamente richiamato d’urgenza in Italia, dove rimarrà dall’Ottobre 1997 al Gennaio 1998.

Benché ci pensasse sin dal 1987, è proprio durante quest’ultimo soggiorno forzato in Italia, avvenuto dieci anni dopo, che Padre Angelo riesce ad organizzare uno straordinario progetto che aveva ideato assieme ad alcuni Indios Xavante nel bacino del fiume Xingu, nello Stato del Mato Grosso.

Si tratta del progetto denominato “Operazione Xavante”, inizialmente finanziato da alcuni imprenditori di Pordenone attraverso l’Associazione Bioforest, a cui si sono aggiunti in seguito altri finanziatori e sostenitori da tutta Italia.

Il progetto si propone di ricostruire la copertura vegetale delle aree degradate in Amazzonia, attraverso programmi di ri-produzione e ri-piantumazione delle essenze originali della foresta pluviale.

La nozioni botaniche e agrarie necessarie a questo progetto sono state pazientemente recuperate da Padre Angelo attraverso la collaborazione strettissima con le tribù degli Indios e con i loro sciamani, detentori delle sapienze ecologiche e naturali del “rapporto tra uomini e alberi” nella foresta.

Questo progetto vuole anche garantire una permanenza più sicura delle comunità indigene nei loro territori, nei quali la protezione della rimanente foresta originaria attraverso fasce di nuova foresta trapiantata, costituirà un patrimonio per le future generazioni e cercherà di contrastare il processo distruttivo tutt’ora in atto nell’Amazzonia brasiliana.

Nel 2002 Padre Angelo Pansa porta in Italia le documentazioni di un procedere veramente confortante delle riforestazioni iniziate solo da5 o 6 anni, ma anche della dignità professionale acquisita dalle comunità di Indios coinvolte in questa salvaguardia ambientale.

Il progetto era stato pensato ed era poi partito in un ambiente politico ostile, in Brasile come a livello internazionale, ma la lungimiranza e la resistenza di Padre Angelo potrebbero dare i loro frutti ed essere sempre più ascoltate all’interno di un’auspicabile inversione di tendenza.

La Fondazione “Amazzonia Foresta Viva”, avviata in loco da Padre Pansa e braccio operativo in Brasile anche per l’associazione italiana “Bioforest”, ha finalmente visto l’aiuto e l’intervento diretto del Governo dello Stato del Mato Grosso.

L’ elezione del presidente Luiz Inàcio Lula da Silva ha portato come Ministro dell’Ambiente del Brasile la figura particolare di Maria Osmarina Silva Souza, ex segretaria di Chico Mendes, soprannominata “A Senadora da Floresta”, la quale dà pieno appoggio al Progetto.

Dal 2003 Padre Angelo mette in atto nuovi progetti per risolvere il problema dell’acqua potabile nei villaggi degli Indios che non possono più usufruire delle acque ormai contaminate dei fiumi. Assieme ai Missionari Salesiani del Mato Grosso progetta e realizza pompe meccaniche , funzionanti senza energia elettrica o carburanti o improbabili pannelli solari che non potrebbero avere manutenzione adeguata in mezzo alla foresta. Per il funzionamento di queste pompe inventano dei lunghi bracci di pompaggio trasformati in altalene, in grado così di far risalire l’acqua da pozzi profondi fino a 150 metri con la sola forza del gioco dei bambini.

Tra Maggio e Giugno 2003, nell’Anno Internazionale dell’Acqua proclamato dalle Nazioni Unite, Padre Angelo è tornato in Italia per portare il suo contributo al problema del reperimento e della salvaguardia delle risorse idriche. Ben consapevole del problema globale della scarsità d’acqua disponibile e del pericoloso processo di privatizzazione e commercializzazione delle poche risorse potabili, Padre Angelo ha partecipato a diversi convegni in tal senso.

Nel 2005, terminato il Progetto Pilota di Ricostituzione della copertura arborea nellla regione del Mato Grosso, ritorna nello Stato del Parà incaricato di dare assistenza ai gruppi di coloni “senza terra” in una delle regioni dove già aveva attuato negli anni ’80, divenuta area di conflitti gravissimi e di estesa distruzione della foresta con l’utilizzo di diserbanti e desfolianti molto tossici e pericolosi.

La permanenza prolungata in tale regione in continua tensione sociale ed ambientale provoca un crollo fisico per cui all’iizio del 2008 viene richiamato in Italia dai suoi Superiori per ristabilirsi in salute.

Attualmente in Italia, mentre è in attesa di poter rientrare in Amazzonia oppure assumere altri compiti in altro campo di Missione, approfitta per mettere in ordine l’abbondante documentazione di cui dispone e che riguarda questi quasi 50 anni di vita missionaria in Africa ed in Amazzonia perché possa essere portata a conoscenza di chi ne fosse interessato.

Nasce così questo BLOG sulla Esperienza di Missione nel quale verranno riportati articoli, foto e documentazioni disponibili per chi ne fosse interessato.

Per ulteriori comunicazioni può essere anche utilizzato l’indirizzo di Posta Elettronica:

angelo.pansa@poste it oppure padreangelo1931@libero.it

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